In Breve
- Qual è l'impatto dei dazi USA sull'acciaio per il Canada?
- I dazi hanno portato a una significativa contrazione della produzione e delle esportazioni d'acciaio in Canada.
- Quali aziende sono maggiormente colpite dalla crisi?
- Algoma, Ivaco e Gerdau Nord America sono tra le aziende più colpite.
- Cosa prevede Algoma per il futuro?
- Algoma prevede di tornare in pareggio nel 2027 grazie a nuovi impianti a forno elettrico.
Negli ultimi mesi, l’industria siderurgica canadese ha affrontato una crisi senza precedenti, in gran parte a causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. I dazi imposti dagli USA sull’acciaio, introdotti nel maggio 2025, hanno avuto un impatto devastante, portando a una contrazione della produzione e delle esportazioni.
Il 8 settembre 2026, il Canada ha risposto attivando contromisure su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%. Questo scontro commerciale ha fatto saltare i negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, creando un clima di incertezza nel settore.
Secondo i dati, la produzione d’acciaio in Canada è scesa del 15% a maggio 2026 rispetto all’anno precedente, con un calo annuo progressivo del 14%. Le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito una diminuzione drammatica, con un calo del 31% nel 2025 e un ulteriore 55% nei primi tre mesi del 2026. Questo ha contribuito in modo significativo alla contrazione produttiva.
Tra le aziende più colpite, Algoma, che produce 2,2 milioni di tonnellate di acciaio, è stata una delle principali responsabili del calo degli indici nazionali. Esponendosi per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, Algoma ha dovuto anticipare la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in nuovi impianti a forno elettrico. Nonostante le difficoltà, l’azienda prevede di tornare in pareggio nel 2027 grazie all’avvio di questi nuovi impianti.
Altre aziende, come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America, stanno affrontando sfide simili. Tuttavia, alcuni gruppi stanno resistendo grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo canadese a metà dicembre. Ad esempio, l’acciaieria di ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti per l’edilizia, è rimasta sostanzialmente indenne, sebbene abbia chiuso un laminatoio per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario Genuino Christino ha dichiarato che i dazi USA costano al gruppo 150 milioni di dollari a trimestre.
Al contrario, Dofasco ha registrato un progresso del 3% su base annua grazie a contratti di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, ha deciso di orientarsi verso il mercato interno per compensare la riduzione delle importazioni statunitensi, ma questo ha comportato una rinuncia agli alti margini precedenti, contribuendo a una maggiore volatilità e pressione sui margini del gruppo americano.
Con l’introduzione di nuove stratificazioni e vincoli, in parte già attuati e in parte attesi a partire dal 2027, la situazione del settore potrebbe aggravarsi ulteriormente. Le prospettive per l’industria siderurgica canadese rimangono incerte, mentre le aziende cercano di adattarsi a un panorama commerciale in continua evoluzione.
